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Pagina 1 di 2 Elisabeth Tronhjem, las piedras que respiran
Perchè fare scultura?
Elisabeth Tronhjem
Poche parole su quello, che io ritengo importante per il sviluppo del mio lavoro cioè il fondamento e la forza propellente. Il mio innamoramento dello splendido panorama della bahia, che abbraccia il mare, il cielo e il porto di Palma, che ho potuto godere dalla terazza della mia casa-studio, mi ha consentito di imprimere un’ulteriore forza al mio estro, facendomi meglio comprendere la vera essenza del’anima di Palma de Mallorca, attraverso il filtro di tutte le mie experienze personali.
Essere di questo mondo. Sentimento dell’eternità della natura e gli esseri viventi le cui esistenze si avvicendano nella natura stessa. Cerco di gestire le mie forze nello sperimentare i pensieri e il vissuto, che ho in relazione con la natura e le creature, e attraverso questo, avvicinarmi e attingere a un espressione umanamente universale, in una forma diretta, immediata e espressionistica.
Si tratta di esperienze e sentimenti catturati in un attimo preso dal
flusso della vita, in cui tutto è in perpetuo movimento: tutto è
transitorio e non statico; impossibile da trattenere.
Le mie sculture cercano di esprimere la corrente , la pulsazione di una
vita eternamente contingente e piena di travagli e contrasti. La
complessa gamma di eventi, stimoli e accadimenti che contradistinguono,
le dialettiche; insomma il paradosso della vita.
Riconoscere la realtà di questo eterno mutamento e precarietà
dell’esistenza significa rispettare ogni creatura colta nella sua
unicità e irripetibilità, in una sorta di “Carpe Diem” quasi mistico.
La ricerca artistica è difficile perché, nel caso mio, la forma, ovvero
la scultura, deve venire fuori da me stessa; niente è dato in anticipo
e non ha senso la “ripetizione”. Talvolta c’è poco da dare, ma anche
questi momenti di apparente vuoto sono fertili, perchè nel vuoto si
scopre l’importanza di un altro essere umano; si sperimenta una
condizione di empatia e di scambio, un profundo entusiasmo per la vita
ed una voglia di vivere nella gratitudine del fragile miracolo di
esistere aperti al mondo.\r\n
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